sabato 5 agosto 2017

Incarichi dirigenziali: la farsa delle "selezioni meritocratiche". Il Mibact ci ricasca



Il Ministero dei beni culturali invia ai partecipanti alla “selezione” per la nomina come direttore del Parco del Colosseo una mail, nella quale lascia gli indirizzi di tutti i 75 partecipanti. Si svela, quindi, a ciascuno dei candidati il lotto dei concorrenti.
Un errore procedurale, tanto clamoroso quanto ridicolo, che adesso mette qualche bastone tra le ruote nell’iter della nomina del direttore.
Il Mibact, dunque, torna agli onori della cronaca, dopo la vicenda non ancora risolta (ma che sicuramente finirà con la salvezza degli incarichi già assegnati, in sede di Consiglio di stato) delle nomine dei direttori stranieri.

Ora: va bene tutto. E’ sicuramente vero che la normativa italiana riserva i posti dirigenziali (quali sono quelli dei direttori dei siti e dei musei) solo a chi possieda la cittadinanza italiana e solo forzature che il Consiglio di stato ha già anticipato potranno fare salvi gli incarichi già assegnati; è altrettanto vero che, in fondo, selezioni attraverso colloqui tramite Skype di per sé non possono essere considerati negativamente, ancorché non durino solo 8 minuti come avvenuto per i direttori dei musei e si svolgano (cosa non avvenuta) in sedi controllate e protette. è pure possibile che la forma solo nozionistica concorsuale sia non adeguata, quando la candidatura è riservata a soggetti già dotati di acclarata professionalità allo scopo, sicchè occorre valutare anche capacità progettuali, qualità manageriali ed altro.
Ma, giungere così platealmente a disvelare la vera e propria farsa nella quale consistono le “selezioni” per le nomine di questi incarichi supera ogni immaginazione.
Per quanto in astratto sia perfettamente corretto e, anche, giusto, attivare selezioni orientate alla verifica delle capacità operative di chi sia chiamato a dirigere musei, è perfettamente noto che in Italia procedure selettive basate, sostanzialmente, su test e colloqui, finalizzati a creare rose di candidati, sono solo il polverone per far credere alla realizzazione di una vera selezione meritocratica, mentre, invece, è solo la copertura a scelte già compiute.
Lo scivolone nella procedura di incarico del direttore del Parco del Colosseo, rivelato da Il Fatto Quotidiano nell’articolo “Il bando farsa del Colosse: una mail svela i concorrenti”, dimostra senza ombra di dubbio che la presunta “selezione” è solo, appunto, farsa, teatro. Così irrilevante e inutile, da essere gestita con una leggerezza incredibile, tale da mettere ciascun candidato nella condizione di conoscere tutti gli altri concorrenti, con in mezzo anche significative violazioni al diritto alla riservatezza per divulgazione di dati personali come le mail.
Ciò che colpisce maggiormente, comunque, non è l’imperdonabile sciatteria con la quale si svolgono le cosiddette “selezioni”, ma la conferma che esse non servono davvero a nulla, poiché i nomi dei “fortunati vincitori” sono già noti. L’articolo de Il Fatto Quotidiano dà per scontato che il soggetto più accreditato sia Jane Thompson (che ha la doppia cittadinanza, compresa quella italiana, a scanso di equivoci), già impalmata dal Ministero con incarichi precedenti.
Allora: se gli incarichi dirigenziali debbono essere gestiti come esercizio di potere completamente arbitrario e connesso solo a ragioni politiche e di appartenenza, senza che merito e capacità abbiano concreta cittadinanza, non è meglio uscire dalle ipocrisie? Che il Ministro nomini chi vuole, senza orpelli e procedure sedicenti “selettive” inutili, buone solo per far capire quanto arretrata sia la conoscenza di mezzi informatici di comunicazione e gestione di colloqui.


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